Fondatrice del Monastero-Santuario «Santa Gemma» di Lucca
 
   
 
Madre Giuseppa del Sacro Cuore di Gesù

Roma 1850 - Lucca 1921



Le sue espressioni preferite:

«Quale differenza tra il servizio di Dio e quello del mondo!
Con Gesù la pace, la serenità, la contentezza; nel mondo l'inquietudine, l'afflizione, l'amarezza, il rimorso!»

«Voi sapete tutto, o mio Dio, io non so niente;
Voi vedete tutto, io non vedo niente;
Voi potete tutto, io non posso niente.»
 
 
 

Di nobile e pia famiglia, madre Giuseppa – al secolo Palmira Armellini – ebbe in dono dal Signore un’intelligenza viva e un cuore grande. I genitori le furono esempio di virtù cristiane e contribuirono ad uno sviluppo profondo del sentimento religioso nel suo animo. L’avviarono ad opere di carità e di apostolato provvedendo a darle anche una buona istruzione. Orfana di madre a l7 anni, dovette prendersi cura di nove tra fratelli e sorelle più piccoli.

Mentre avvertiva ancora confusamente in sé il desiderio di farsi religiosa, venne a conoscere l’esistenza delle claustrali Passioniste. Se ne senti irresistibilmente attratta a motivo della loro vita di preghiera e di penitenza, offerta totalmente al Cristo Crocifisso in spirito di adorazione e di riparazione.
Superate non lievi difficoltà, entrò nel monastero di Tarquinia (Viterbo) nel 1873, e il 19 marzo 1875 poté pronunciare i santi Voti, in totale e gioiosa disponibilità al Signore.
Visse in comunità con semplicità e amore, compiendo vari uffici – dai più umili ai più delicati – in spirito di servizio; fu anima di pace e di preghiera.
Padre Germano passionista ne ebbe profonda stima e a la mise in contatto con Gemma Galgani di cui divenne carissima amica, senza però giungere a conoscerla personalmente.

Nel marzo 1905, designata dal Santo Padre Pio X, si recò a Lucca per la fondazione del Monastero Passionista tanto desiderato da Gemma – perché richiestole espressamente da Gesù – e che avrebbe custodito le spoglie mortali della Santa secondo la sua stessa predizione.
Madre Giuseppa vi fu superiora saggia a santa fino alla morte. Fu anima veramente “passionista”, scelta da Dio per formare altre anime all’amore e alla dedizione totale a Gesù Crocifisso. Il Signore le donò la croce attraverso dolorose vicende che misero alla prova la sua fede e il suo amore.
Come Santa Gemma, partecipò profondamente alla Passione del suo Sposo divino che la favorì di grazie di preghiera, soprattutto nella contemplazione del mistero della salvezza.
Il 12 dicembre l92l era pronta all’incontro con Lui per le nozze eterne.

Le sue spoglie riposano nel coro del Monastero delle Passioniste di Lucca, che guardano con filiale gratitudine al sacrificio e all’esempio della “Madre” diletta.

 
   
 
 
 
 
 
 
 
Fondatore dei Passionisti e delle Monache Passioniste
 
   
 
San Paolo della Croce

Ovada 1694 - Roma 1775





«L’amore insegna tutto, poiché l’amarissima passione
è opera d’infinito amore.»


«Se si va al Crocifisso si trova la Madonna Addolorata, perché dove è la mamma, ivi è il Figlio.»

San Paolo della Croce
 
 
 
Nacque a Ovada, nel Monferrato, da Luca Danei e Anna Maria Massari, entrambi ferventi cattolici il 3 gennaio 1694 e venne battezzato il 6 gennaio ricevendo il nome composto di Paolo Francesco.
Nel 1701 l’intera famiglia si trasferì a Castellazzo Bormida in una casa di loro proprietà ed ancora oggi esistente, nell’attuale vicolo Daneo.
Ricevette la sua prima educazione da un sacerdote che teneva una scuola per ragazzi a Cremolino (AL).
Fin da fanciullo mostrò molto interesse per la religione evidenziando una spiccata spiritualità: trascorreva molto tempo in preghiera, partecipava ogni giorno alla messa, e si accostava con frequenza ai sacramenti. Nello stesso tempo attendeva ai suoi doveri di studente, dedicando i suoi ritagli di tempo libero alla lettura e alla visita di chiese; qui trascorreva molto tempo nell’adorazione prima di ricevere l’eucaristia, per la quale aveva un’ardente devozione. Nel 1713, secondo quanto emerge dalla tradizione, un “intervento della grazia” avrebbe operato la sua completa conversione spirituale. All’età di quindici anni lasciò la scuola e tornò nella sua casa di Castellazzo.
Durante la sua prima giovinezza rinunciò ad un matrimonio vantaggioso e ad una cospicua eredità lasciatagli da un suo zio sacerdote. Tenne per sé solamente il libro del Breviario.

Nel 1720 si sentì ispirato a fondare l’Istituto Missionario dei Passionisti. Egli stesso scrisse:
«In questo tempo mi vidi in spirito vestito di nero sino a terra, con una croce bianca in petto e sotto la croce il nome SS. di Gesù in lettere bianche.»
Nel medesimo anno, rivestito di una tunica nera dal vescovo di Alessandria Gian Francesco Arborio di Gattinara, suo padre spirituale, portando l’emblema della passione di Gesù, scalzo e a capo scoperto, si ritirò in un’angusta cella dietro la chiesa dei Santi Carlo ed Anna in Castellazzo Bormida. In questa cella trascorse tutto l’inverno 1721-1722, vi stese la Regola della nuova congregazione sulla base delle indicazioni che avrebbe ricevute in una visione, come riporta nell’introduzione alla copia originale della Regola stessa.
Ottenuta l’approvazione della regola dal di Gattinara, si recò a Roma per l’approvazione pontificia, ma il papa Innocenzo XIII non lo ricevette neppure.
Deluso si ritirò nell’eremo della Santissima Annunziata, sul monte Argentario, dove fu raggiunto dal fratello Giambattista, che nel frattempo aveva ricevuto l’abito di religioso dal di Gattinara.

Su invito del vescovo di Gaeta, il teatino Carlo Pignatelli, Paolo ed il fratello si trasferirono presso il Santuario della Madonna della Catena, ove risiedettero nel 1722 ed 1723, per poi trasferirsi a Troia in provincia di Foggia ove il vescovo Emilio Cavalieri lo aiutò nella correzione della Regola e patrocinò il ricevimento a Roma da parte del papa, Benedetto XIII, che lo autorizzò ad accogliere altri compagni nel nuovo ordine. Lo stesso papa Benedetto XIII, il 7 giugno 1727, lo ordinò sacerdote nella basilica di San Pietro in Vaticano.

La Congregazione venne approvata da Benedetto XIV il 15 maggio 1741.

Dopo l’approvazione della Regola e dell’Istituto, il primo capitolo si tenne al Ritiro della Presentazione sul Monte Argentario (GR) il 10 aprile 1747. Durante questo capitolo Paolo, che era accompagnato dal fratello Giovanni Battista, contro la sua volontà fu eletto all’unanimità primo superiore generale e tale carica egli ricoprì fino al giorno della sua morte.

Il 3 maggio 1771 Paolo, con la collaborazione della venerabile madre Maria Crocifissa Costantini, fondò le Claustrali Passioniste con il primo monastero di Tarquinia (VT).

Fu instancabile nei suoi doveri apostolici e mai, fino alla sua ultima ora, rigettò qualche aspetto del suo austero modo di vivere. Infine, affetto da una grave malattia, morì per l’austerità praticata e per l’età avanzata a Roma, il 18 ottobre 1775.

 
 
     
 
 
Per un ulteriore approfondimento sulla vita di San Paolo della Croce:
• Adolfo Lippi C.P., "Paolo della Croce - Mistico ed evangelizzatore, Maestro di santità per oggi", Edizioni Feeria, Firenze, 2014.
(Disponibile presso il Santuario)
 
   
     
 
 
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