Le Monache Passioniste a Lucca per volere di Gesù
 
   
 
A Lucca le Passioniste giunsero nel 1905. Dalla fondazione, solo nel 1872 erano approdate in Francia e da qui, nel 1904, in Belgio. Quello di Lucca fu il secondo monastero in Italia. Oggi le Monache Passioniste rimangono un «piccolo gregge», sparso però in tutto il mondo con 39 monasteri.
Lucca, città del Volto Santo, di Santa Zita, di San Giovanni Leonardi, della Beata Elena Guerra, della Beata Maria Domenica Brun Barbantini e di Santa Gemma Galgani.
Il Monastero delle Passioniste a Lucca è sorto tramite Santa Gemma, a lei Gesù ne chiese la fondazione.¹
Gemma si adoperò per realizzare quest’opera, ma morì prima di potervi entrare. Cinque mesi dopo la sua morte, il 2 ottobre 1903, il Papa, Pio X, emetteva il Decreto di Fondazione del Monastero Passionista in Lucca. Gemma rimase monaca passionista nello spirito, nel suo cuore e nel suo desiderio.
 
   
 
Gemma Galgani, nacque a Camigliano, nei pressi di Lucca nel 1878, di famiglia benestante, si ritrovò ridotta in povertà in seguito al tracollo economico del padre. La mamma l’aveva già lasciata orfana in tenera età. Accolta negli ultimi tre anni di vita dalla benemerita famiglia Giannini, cercò in tutti i modi di abbracciare la vita religiosa, bussando dapprima alla Visitazione di Lucca, poi ad altri monasteri ed Istituti. Non si approdò a nulla. Il suo sogno però era di poter entrare tra le claustrali Passioniste di Tarquinia, lo inseguì sino all’ultimo, e fu la sua più dolorosa rinuncia.
Le monache giunsero sì a Lucca, ma solo dopo la morte di Gemma che, proclamata Santa, riposa finalmente nel Monastero-Santuario a lei dedicato, custodita con amore dalla comunità di Monache Passioniste che lei avrebbe voluto avere per consorelle e che ora ne rivivono e ne diffondono la spiritualità e il messaggio, anche mediante una rivista bimestrale.
Nella comunità passionista si vivono giornate di preghiera e lavoro, di penitenza consapevole e gioiosa all’insegna della fraternità e dell'amicizia e con una forte apertura ai bisogni della Chiesa e del mondo, con particolare attenzione alla vita della Chiesa locale.
Giovanni Paolo II che venne a farci visita nel 1989, ha affermato che «le monache passioniste sono nel cuore stesso della Chiesa, perché se è vero che la vita attiva e missionaria è importante, non meno importante è la vita contemplativa».
Questo mondo che vive di continue crisi e di continue guerre, non ha bisogno solo di governanti e di organizzatori, ma anche di chi, come Mosè, tiene alzate le braccia ad implorare la grande misericordia di Dio. Vogliamo un mondo migliore, ma siamo convinte che non vi sarà pace e giustizia senza l’aiuto di Dio. Con la preghiera e l’offerta incessante della vita, siamo certe di contribuire a renderlo migliore.
La nostra vita è offerta per i bisogni del mondo e della Chiesa; con Santa Gemma, impariamo ad amare Gesù Crocifisso e a comprendere il Suo amore per noi e per ogni creatura.

«Una voce mi disse.
Gemma coraggio!
Ti aspetto al Calvario: è verso quel monte che sei diretta.
Ti voglio proprio mia sposa crocifissa».

Dal "Cantico alla Croce" di Gemma Galgani
 
 
     
 
 
1 - Dalla 85° lettera di Gemma al Padre Germano in cui racconta il suo dialogo con Gesù in estasi:
Gesù era fortemente commosso, si fermò e dopo riprese dolcemente: «Figlia, ho bisogno di anime, che mi rechino tanta consolazione, quanto tante anime mi recano dolore. Ho bisogno di vittime e vittime forti. Per calmare l'ira giusta e divina del mio Padre Celeste, mi occorrono anime che coi loro patimenti, tribolazioni e disagi suppliscano ai peccatori ed agli ingrati. Oh, potessi far capire a tutti quanto il mio Celeste Padre sia sdegnato col mondo!... Non vi è più nulla a trattenerlo. Esso sta preparando un gran castigo, sopra tutto il genere umano. Quante volte ho tentato di calmarlo! La vista della mia croce e dei miei patimenti più non lo trattengono. Quante volte l'ho trattenuto, presentando ad Esso un gruppo di anime care e vittime forti! Le loro penitenze, i loro disagi, i loro atti eroici lo hanno trattenuto. Ora pure per calmarlo gli ho presentato dette anime, ed Esso: «No, non posso più». Queste anime non possono supplire, figlia mia, a tanto. Esse sono poche».
Mi venne fatto di domandare: «E chi sono queste anime?». E Gesù: «Le Figlie della mia Passione».
Ne rimasi, perché io credevo che fossero le Sepolte vive, essendo quelle anche più nascoste delle altre. Gesù continuò: «Se tu sapessi, figlia mia, quante volte ho veduto calmare mio padre, presentandole ad Esso, ma ora sono poche, non possono più supplire».
Io tacevo: «Figlia, – mi disse – scrivi immantinente al babbo tuo (per "babbo" si intende il Direttore Spirituale di Gemma Galgani: Padre Germano di S. Stanislao - Ruoppolo) che si rechi a Roma, parli di questo mio desiderio al Santo Padre, gli dica che un gran castigo è minacciato, e mi abbisognano vittime. Il mio Padre Celeste è sdegnato fortemente. Io vi assicuro che se daranno la soddisfazione al mio Cuore, di fare qui in Lucca una nuova fondazione di Religiose Passioniste, così accrescendo il numero di queste anime, le presenterò a mio Padre, ed Esso si calmerà. Digli che queste sono mie parole, e perciò sarà l'ultimo avviso che io do a tutti, avendo manifestato la mia volontà. Dì al tuo babbo, che mi dia questa soddisfazione».
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Orario comunitario
 
 
 
 
 
 
6,00 Levata
6,30 Angelus
7,00 Ufficio Lettura e Lodi
8,00 Santa Messa
8,45 Ora Terza
9,00 Colazione
9,30 Lavoro
12,00 Ora Sesta
12,15 Pranzo
13,00 Ricreazione
13,30 Silenzio - riposo
15,15 Ora Nona e S. Rosario
16,30 Studio
18,00 Vespro e Orazione
19,30 Cena
20,00 Ricreazione
21,30 Compieta
  Riposo notturno
 
 
 
 
 
 
 
 
  Alcune testimonianze delle monache passioniste  
 
Madre Maria Camilla dell’Amore Crocifisso
 
 
Fin da bambina mi domandavo il senso dell'esistenza: la mia vita sarebbe stata breve o lunga? Utile o inutile? Ma non riuscivo mai a rispondere a queste domande. Intanto facevo quello che fanno tutti i bambini: giocare e divertirsi.
Sì, giocavo, ma poiché a quattro anni fui operata ad un occhio, conobbi pure la sofferenza che, sebbene piccola in sé, non lo era per quella età in cui si è tanto sensibili. Ma quello che più si andava imprimendo nel mio cuore e nella mia mente era il dolore degli altri ammalati. Ne vidi molti, perché ogni estate, fino agli undici anni dovetti andare all'ospedale per gli esercizi oculistici.
A quel tempo pensavo di diventare infermiera perciò, anche quando giocavo, qualcosa non mi dava pace: "Io gioco e tanti soffrono".
Nella mia infanzia fino ad otto anni percepivo la presenza di Dio in me e nella mia vita: sentivo che se io esistevo, ci doveva essere qualcuno al di sopra di me. Amavo stare da sola e pensare a Dio, a quello che da grande avrei fatto per Lui.
Dall'età di 13 anni fino a 16, il mio atteggiamento verso la vita e nei confronti di Dio mutò completamente: preferivo fuggirlo. Mi gettai a capofitto nelle vanità del mondo, nelle amicizie, vivevo senza impegnarmi a "vivere", non mi piaceva neppure studiare. Conobbi l'amico del cuore e l'incontro si trasformò ben presto in un serio fidanzamento nonostante la mia giovanissima età.
Ero felice, o almeno potevo esserlo, ma intanto una voce forte e soave mi richiamava interiormente a qualcosa di più. Io non volevo sentire quell'invito: la vita mi piaceva, soprattutto ora che ero alle porte del matrimonio.
Nonostante la mia resistenza il Signore continuava a darmi dei segni, ma soprattutto cominciai a capire che la mia vita non aveva un senso, che l'amore umano non mi saziava più, che i bei vestiti e tutto quello che una ragazza può desiderare di avere, a me non dicevano niente. Anzi mi accorsi che mi ero lasciata trascinare da queste cose, ma il mio cuore, la mia mente era sempre a quel Dio Crocifisso per me che avevo tanto profondamente percepito nella mia infanzia.
La prima volta che sperimentai fortemente tutta questa nausea del mondo fu proprio mentre ero in una discoteca. Stavo seduta e guardavo gli altri ballare, ed ecco: i miei occhi non vedono più quei giovani, ma tante persone che soffrono, lebbrosi, malati, handicappati. Scoppiai a piangere e uscii sconvolta dalla discoteca dove non misi più piede. Ma non era ancora giunto il colpo di grazia. Ciò fu solo un avviso, ma dimenticai tutto e ripresi la mia vita senza Dio.
Una sera, mentre parlavo col ragazzo sul nostro matrimonio, decidemmo di aprire a caso il Vangelo e di pregare. Perché? Non lo so neppure io: qualcosa ci spingeva a farlo. Essendo vicino il Natale, ci riaccostammo ai sacramenti, provai molta gioia. Ora non ci mancava nulla, potevamo essere felici, ma a me mancava molto. Io stessa non capivo perché fossi così insoddisfatta, ma intanto i mesi passavano e, purtroppo, in chiesa non ero più andata se non pochissime volte. Addio propositi di vita cristiana!
La lotta interiore mi logorava e avrei quasi voluto affrettare il matrimonio, perché inconsciamente presentivo forse che tutto sarebbe finito presto. Evidentemente anche il ragazzo aveva questo presentimento e spesso diceva: "Chissà se ci sposeremo noi due... Io ti sto perdendo... Quando ti vedo pregare, mi fai impressione, sembri una santa... Vedrai, alla fine ti farai suora, me lo sono sognato" e frasi simili.
Queste sue "profezie" accrescevano il mio travaglio interiore. Mi "perseguitava" il pensiero di dover dare la vita per il Signore. Ricordo che un giorno mia madre, dopo tanti sacrifici, mi regalò un paio di scarpe di velluto col tacco a spillo. Le desideravo da mesi: avrei dovuto fare salti di gioia. Invece, appena rimasta sola, presi le scarpe e le scaraventai contro il muro. Ormai non mi attirava più niente, tutto mi annoiava.
Persino la danza classica, che avevo studiato per anni, non mi soddisfaceva più.
E quando danzavo da sola per mantenermi in esercizio, anche la danza diventava preghiera e il mio spirito si elevava a Dio.
Il Tempo passava e la mia sofferenza interiore si faceva più forte.
Una mattina mi decisi ad entrare in chiesa. Non immaginavo certo che tutto sarebbe cambiato. Entrai: non c'era nessuno. Rimasi in silenzio davanti alla statua della Vergine. Poi uno sguardo si incontrò col mio: quello di Gesù Crocifisso. Caddi in ginocchio davanti a quel bellissimo crocifisso, piansi, non riuscivo a pregare.
Uscita fuori mi dissi: "O Dio o il mondo". Fu un attimo, mi voltai verso il portone della chiesa e con tutta la forza dentro di me gridai: "Signore, fammi tua?".
Tutti i dubbi sparirono, anche se ebbi momenti difficili. La lotta con i miei familiari fu dura, ma ero certa che Gesù avrebbe vinto.
Perché passionista? Perché in clausura? Passionista, per meditare e rivivere la Passione e completare in me quanto manca alla passione di Cristo a vantaggio della Chiesa; in clausura, per essere più unita a Dio e aiutare così ogni fratello che soffre con la preghiera e il sacrificio quotidiano.
Ora sono felice, certa che quel Gesù che ha dato la vita per me, porterà a termine l'opera iniziata, e come Maria ripeto: "Eccomi, sono la serva del Signore".
 
 
 
 
 
 
 
Discorso di Padre Atanasio della Croce – passionista – in occasione della vestizione religiosa di suor Maria Gemma del Divino Amore - 18 maggio 1950.
 
 
«Flavia carissima, io vorrei essere capace di esprimerti i sentimenti che si agitano nel mio cuore in questo momento, che io desiderai come uno dei più cari della mia vita.
«L'anima mia trabocca di gioia e magnifica il Signore e il mio spirito esulta di gioia in Dio nostro salvatore». Io lo benedico per avermi conservato fino a vedere questo giorno beato e per aver concesso a me suo servo e ministro, il desideratissimo compito di iniziarti alla nuova vita che sarà una mistica immolazione sul Calvario del monastero della Passione.
Non aspettarti da me un discorso secondo tutte le regole. Non ne sarei capace! Lascerò libere le redini al mio cuore e ti esprimerò con l'abituale confidenza i sentimenti che ti devo accompagnare sempre nel tuo futuro di sposa promessa a Gesù Crocifisso.
Ritorna una volta ancora col tuo pensiero a quella chiesa provvisoria, in quella casa parrocchiale, in quel piccolo studio nel quale per la prima volta ci siamo parlati cuore a cuore della bellezza e della grandezza della vita consacrata a Dio. Ricordo quel nostro breve colloquio che si concluse con la decisione di seguire Gesù fino alla fine. Eravamo commossi!
Io ti vidi tornare a casa, fatta più leggera in volto per il desiderio di Gesù e per la brama ardente di stringerti a lui crocifisso. Io ti seguii con lo sguardo attraverso i campi e quando il mio occhio più non ti scorse, ti pensai in mezzo ai fiori del campo a narrare loro la gioia che ti traboccava dal cuore. Allora certo tu ripetevi con santo entusiasmo «anch'io voglio essere un fiorellino di Gesù».
Sei partita dal tuo paese e dalla tua casa, ti sei distaccata dal fianco del tuo caro papà, della tua mamma e della cara compagnia delle tue sorelle, e sei venuta nella casa del Signore per vivere con Lui.
Ed ora al momento di indossare la nera veste della passione dovrei parlarti dell’eccellenza dello stato religioso per incoraggiarti sul nuovo cammino. Ma tu non lo senti già in cuor tuo questa eccellenza? Non sei già tu piena di santo entusiasmo per la nuova vita che ti attende? Non comprendi già che la vita religiosa è stato un atto di predilezione di Dio verso di te? In questo momento comincia ad attuarsi quello che il cuore amante del nostro buon Dio ha deciso di te nell'eternità.
E quando, piccola bambina, ti trastullavi nei campi, perduta la fra l'azzurro del cielo e le brune zolle della terra, in compagnia dei fiori freschi e odorosi, delle allodole squillanti e dei passeri cinguettanti, Gesù preparava silenziosamente l’anima tua per il giorno della grande manifestazione. Allora Gesù con voce soave che incanta, ti si manifestò nella sua radiante bellezza e nella sua bontà ineffabile, ti parlò parole di vita eterna, ti disse cose che a noi saranno per sempre sconosciute, ma che per te sono dolce e commovente ricordo. E tu nello slancio incontenibile del tuo cuore puro gli dicesti: «Gesù sarò tua per sempre». E a lui ti donasti senza riserve, senza pentimenti, con la volontà di vivere con lui e vicina a lui per l’eternità. Gesù Cristo ti creò, ti santificò, ti protesse, ti difese e ti conservò per condurti a questo giorno radioso, questa vita beata. E tu godi, tu sei inondata di gioia ineffabile che ti fa ripetere con santa ebrezza: «Gesù quanto è bello abitare vicino a te». E questo atto di predilezione di Dio per te risalta maggiormente se consideri la tua giovane età. Ad altre anime Dio volle lasciare il tempo di conoscere, e qualche volta anche di sperimentare i pericoli del mondo.
Se così non avesse fatto, tali anime forse non si sarebbero decise ad amare solo lui. Per te Gesù non volle questa preparazione e questa esperienza. Come il giardiniere entra nel giardino a raccogliere il fiore di primo mattino, prima che i raggi brucianti del sole ne assorbiscano la rugiada che lo rende più bello e delizioso, così Gesù ti volle tutta per se, prima che tu avessi il tempo di conoscere quanto è cattivo il mondo.
I tuoi occhi non erano stati ancora rattristati dalla vita del male, perché non lo conoscevi, e il tuo cuore era libero delle cose del mondo che ostacolano il passo all'anima, perciò ti trovavi nella felice condizione di essere amata da Lui solo.
I tuoi compagni erano le margherite dei campi, le farfalle svolazzanti, le pure e fresche acque correnti attraverso le ubertose campagne. In questo stato di felice innocenza ti si manifestò Gesù.
Gesù fu la prima fonte d’amore che avvinse il tuo cuore e tu accogliesti la Sua offerta.
Gesù si è dato a te e tu ti sei data a Lui, e i due cuori intrecciarono una vita di amore che ti auguro continui e cresca ogni giorno di più. In questa gara di amore la tua vita e gioia e la gioia è vera.
E così comprendesti l’eccellenza della vita religiosa. Donarsi totalmente a Dio anima e corpo, un corpo immacolato all'amore di Gesù mediante la penitenza, un cuore occupato solo dall'amore di Gesù, ecco la vita religiosa.
Per questo indosserai una veste che non ha relazione alcuna con quella del mondo, per questo un velo ti coprirà sempre la testa, per questo una cintura di pelle ti cingerà i fianchi, per questo porterai due poveri i sandali ai piedi, per questo alte mura ti difenderanno costantemente dagli sguardi dei profani e per questo la penitenza ti accompagnerà di giorno e di notte.
Dare tutto a Gesù, darsi tutta Gesù! E da questo dono sorgerà la gioia che rende bella e invidiabile la vita religiosa. La tua giornata trascorrerà ai piedi di Gesù per ascoltare la Sua voce melodiosa, per apprendere i suoi divini insegnamenti e per amarlo in umile e riverente silenzio.
Tu camminerai con i piedi in terra, i tuoi occhi rivolti continuamente a vedere il creato nella sua immensità e nel suo splendore, le tue orecchie percepiranno ancora le voci e i suoni umani, ma il tuo spirito vedrà una sola persona: Gesù.
Flavia! Gemma del Divino Amore sarà da ora in poi il tuo nome.
Gemma. È una cosa preziosa, rara, ricercata. Tu devi essere una vera gemma di passione, quindi devi imitare più che puoi Gesù crocifisso per rendere preziosa l'anima tua. Ma questa imitazione deve essere frutto del Divino Amore. Amalo dunque Gesù! Io ti auguro e prego che l'amore di Gesù sia il tuo desiderio, la tua brama, la tua passione, il tuo dolce martirio. Per tutto questo e per tutto ciò che rende memorabile questo giorno ti investa l'onda delle divine consolazioni e fiorisca dal tuo cuore l'inno della riconoscenza a Dio che tanto ti amò e tanto ti ama e ti predilige, chiamandoti allo stato religioso, vicino alla Croce di Gesù. È bello unire alla tua gioia la gioia di tuo papà è di tua mamma, delle tue tre care sorelle venuti da così lontano per confondere insieme la gioia dei cuori. Eccoli qui, attorno a te per piangere di felicità con te. O cari e fortunati genitori! O care e fortunate sorelle, oggi è pure vostra festa!
Mentre il vostro cuore nuota nella gioia e i vostri occhi tradiscono la commozione vivissima che agita il vostro interno, rendete grazie a Dio per aver scelto un suo fiore profumato dal giardino della vostra cristiana famiglia. Iddio vi benedica e vi ricompensi della generosità eroica con la quale accettaste il sacrificio della vostra dilettissima Flavia, che qui lontana dalla vista degli uomini e vista solo da Dio non dimenticherà voi, anche quando sarete lontani.
Ed io o Signore, tuo indegno servo e ministro della tua grazia, con la più profonda commozione del cuore innalzo a Te la mia preghiera sacerdotale per questa tua favorita a me tanto cara. O Signore, per le tue santissime pene e per la tua santa Croce e morte, illumina la mente, infiamma l'affetto e trafiggi il cuore di questa tua serva con la freccia del Divino Amore, affinché ti ami con tutte le sue forze e compia con tutto l'amore quelle cose che a te piacciono».
 
 
 
 
   
     
 
 
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